Dopo tanta attesa, il nuovo romanzo di Murakami Haruki è arrivato anche in Italia. L’assassinio del Commendatore per l’edizione italiana sarà diviso in due libri: il primo volume, Idee che affiorano, è uscito ad Ottobre, pubblicato da Einaudi (traduzione di Antonietta Pastore), mentre il secondo, Metafore che si trasformano, uscirà a gennaio 2019.

L'Assassinio Del Commendatore

Questo libro segna il ritorno al romanzo dello scrittore giapponese, quasi cinque anni dopo lo splendido L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio. Di volta in volta rimango stupito di come tutti i romanzi di Murakami siano collegati tra loro da un sottile filo rosso che li accomuna.

La trama s’incentra sulla vita di un giovane pittore che, dopo essersi separato dalla moglie che lo ha tradito con un altro uomo, si ritrova a vagare in auto per tutto il nord dell’arcipelago giapponese. Terminato il viaggio, si rende conto di non avere più alcuna ispirazione per dipingere. Si ritira così dalla frenetica vita di Tokyo per preferirne una molto più tranquilla nei monti intorno a Odawara, stabilendosi nella casa appartenuta ad Amada Tomohiko, celebre pittore della corrente nihonga con un passato oscuro. È proprio in questa casa, che ora appartiene al figlio del pittore (del quale il protagonista è amico) che si nasconde un dipinto dell’artista che nessuno ha mai visto, il cui titolo dà il nome al romanzo: L’uccisione del commendatore, che trae ispirazione dall’opera Don Giovanni di Mozart. Si tratta di un quadro misterioso, che ipnotizza il protagonista con la propria particolarità, facendogli passare intere giornate ad osservarlo. E i misteri non possono far altro che infittirsi ancor di più quando il personaggio riceve una telefonata dal proprio agente, dove gli viene comunicato di avere pronto per lui un committente incredibilmente ricco. Inoltre, ad un certo punto della narrazione il protagonista comincia a svegliarsi nel cuore della notte, destato dal ritmo acuto di una strana campanella che risuona in lontananza, nei boschi che circondano le montagne e che celano al proprio interno un antico segreto… chi sarà mai ad emettere quel suono?

Che fosse stato un sogno, un breve e fugace sogno? No, sapevo bene che non lo era. Perché in tal caso tutto, tutto sarebbe stato solo un sogno: anche il mondo in cui vivevo.

Un giorno sarò forse capace di ritrarre il nulla. Così come un giorno un pittore era riuscito a dipingere un quadro intitolato L’assassinio del Commendatore. Però ho bisogno di tempo.

Me lo devo fare amico, il tempo.

Chi apprezza lo stile di Murakami non può non aver riconosciuto, anche in questo libro, alcuni tratti fondamentali del suo stile: il protagonista che perde qualcosa di caro, la solitudine come scelta di vita per arginare il dolore e per dare spazio e tempo all’osservazione profonda del sé, l’aura di mistero che con un crescendo permea la narrazione – dapprima quasi impercettibile, all’inizio della storia, poi via via sempre più presente ed impossibile da ignorare – e naturalmente, congruente con il mistero, troviamo un progressivo assottigliamento del confine tra due dimensioni, la nostra e quella di un mondo altro. Ancora una volta lo scrittore giapponese si è cimentato nel giocare con questi mondi simili e allo stesso tempo diversi, per dare vita ad una narrazione surreale capace di entusiasmare il lettore per l’intera lunghezza del libro.

Molti sono gli interrogativi che rimangono una volta finita questa prima parte. Non resta altro che aspettare fino al prossimo gennaio per trovare (forse) le risposte che cerchiamo.