Questo libro mi ha incuriosito parecchio fin dalla sua uscita, avvenuta a marzo di quest’anno. Il perché è presto spiegato: l’autore, Giorgio Amitrano, è una specie di entità sovrannaturale per qualunque italiano amante del Giappone. Oltre a essere stato per quattro anni direttore dell’Istituto di Cultura Italiana a Tokyo, Amitrano è conosciuto per le sue egregie traduzioni di autori come Murakami Haruki, Yoshimoto Banana e Kawabata Yasunari, mostri sacri della letteratura nipponica moderna e contemporanea.

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Copertina di Iro Iro. Il Giappone tra pop e sublime, uscito per i tipi di DeAgostini Planeta a marzo 2018.

In Iro Iro, invece, Amitrano diventa autore e ci racconta, in prima persona, la personale esperienza della terra del Sol Levante, suddividendo il libro in 7 capitoli, ciascuno definito da un tema preciso: la scrittura, la cerimonia, la felicità, la realtà (e l’irrealtà), le stagioni, il karaoke, la bellezza.

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Giorgio Amitrano. © Tiziana Alamprese.

Grazie alla scrittura scorrevole ed appassionante, Giorgio Amitrano porta il lettore a tu per tu con le molteplici sfaccettature della storia e delle tradizioni del Giappone, alternando ai propri ricordi di vita gli avvenimenti più importanti del Paese e i caratteristici aspetti della sua società, che in alcuni tratti sembra simile alla nostra ma che conserva delle usanze completamente atipiche all’Occidente.

È un libro godibilissimo per gli appassionati di letteratura: non mancano infatti gli agganci con la produzione letteraria nipponica, come ad esempio la relazione tra l’importanza data alle stagioni nella Storia di Genji di Murasaki, oppure la percezione della realtà che trova un notevole approfondimento in alcune opere di Murakami, il tutto per approfondire i temi dei vari capitoli.

Iro Iro è capace di far (ri)innamorare il lettore del Giappone, ed è una lettura adatta sia a chi già conosce la storia e la cultura giapponese, sia a coloro che vorrebbero avvicinarvisi.