Benvenuti alla seconda edizione del #meseboreale, un mese di recensioni che dedico alla letteratura del nord Europa! Così come l’anno scorso, anche questo mese posterò delle recensioni di libri provenienti da varie nazioni del Grande Nord.

La prima tappa ricalca le orme dell’ultimo libro della scorsa edizione (così, per riprendere da dove c’eravamo lasciati): si ritorna in Norvegia, la patria di Tarjei Vesaas (1897-1970), e questa volta parliamo dell’altro grande romanzo di questo autore, Gli Uccelli (titolo originale Fuglane).

[Ho riassunto la biografia di Tarjei Vesaaas nell’articolo dedicato a Il Castello di Ghiaccio: vi lascio qui il link nel caso foste interessati –> Il Castello di Ghiaccio – Tarjei Vesaas]

vesaas.jpg
La copertina Iperborea dedicata al libro, riproposto nella collana “Luci” del 2017.

Questo romanzo venne pubblicato in Norvegia nel 1957, e insieme a Il Castello di Ghiaccio (1963) rappresenta il culmine del “periodo simbolista” dell’autore, che durante la propria carriera venne influenzato da diverse correnti letterarie. Il libro in questione può essere considerato come il raggiungimento della maturità scrittoria di Vesaas, considerati anche gli apprezzamenti da parte di critica e lettori. Ancora oggi, Gli Uccelli viene annoverato nella lista dei 25 migliori libri norvegesi di sempre. È stato inoltre tratto un film prodotto in Polonia nel 1968, basato sulla trama del romanzo: Żywot Mateusza (“Le giornate di Mattis”), diretto da Witold Leszczynski. In Italia il libro è stato pubblicato da Iperborea nel 1990, ed è stato ripubblicato dalla stessa casa editrice nella collana “Luci” nel 2017.

Portrett_av_Tarjei_Vesaas_(1897-1970)_(10036315523)
Tarjei Vesaas

Trama

In un paesino di campagna, al margine di un lago e di una foresta, vivono due fratelli: Mattis ed Hege. Fin dalle prime pagine scopriamo che Mattis è affetto da un lieve ritardo mentale, che lo mette in una posizione di svantaggio rispetto agli altri abitanti del villaggio e che lui stesso vive come una condanna. Nonostante i continui tentativi di trovare un lavoro che possa procurargli denaro e dignità, l’aiuto che Mattis può dare ai contadini suoi vicini è misero, e la paga ricevuta suona più come una carità che un vero compenso. Mattis si trova in una società che riesce a tollerarlo, ma che non riesce a considerarlo parte attiva della stessa: è lo scemo del villaggio delle favole, la macchietta su cui costruire barzellette, e i suoi “discorsi strani” gli sono valsi la nomea di ‘Idiota’. Questo è il nome che gli altri usano per riferirsi a lui quando non è presente.
Il problema fondamentale nelle relazioni di Mattis è proprio il suo linguaggio, così dissonante dalla melodia comune del villaggio. La potente carica del fiume di pensieri lo travolge spesso durante il giorno, anche quando dovrebbe essere concentrato nel fare tutt’altro. Un esempio di questo processo avviene all’inizio del libro, mentre Mattis sta aiutando un contadino a sarchiare le rape: insieme a loro si aggiunge una coppia di giovani innamorati, e mentre lavora Mattis inizia a fare riflessioni sull’amore, a elaborare una propria teoria che ne spieghi il significato, a ipotizzare complessi collegamenti…finendo per accorgersi di essere rimasto indietro rispetto a tutti gli altri nel campo.
Le cose sembrano andare un po’ meglio per Mattis quando finalmente trova un’occupazione: sarà ufficialmente il traghettatore (autoproclamato) del villaggio, nonostante non ci sia nessuno dall’altra parte del lago da traghettare. Le giornate passano lente e noiose, senza clienti né guadagni, ma tutto cambia quando, un giorno, sull’altra sponda appare dal nulla Jørgen, un boscaiolo. Mattis è molto contento di aver trovato il suo primo cliente, anche se non immagina le insidie che si celano dietro quel misterioso personaggio…

Immagine correlata
Una scena di Żywot Mateusza (1968)

Analisi

Leggendo questo libro è impossibile, arrivati ad un certo punto della trama, non porsi un interrogativo: Mattis è davvero uno stupido? Certo, considerata la scarsa capacità di ragionare secondo una logica condivisa e di prestarsi alle consuetudini più comuni, allora potremmo affermare che Mattis non è certo una mente brillante. Ciononostante, questo libro è pregno di simbolismo, e lui i simboli li sa leggere ed interpretare brillantemente. Riesce ad esempio a notare che sopra casa sua sta avvenendo il passo della beccaccia, un evento straordinario visto il periodo dell’anno, ma non appena lo comunica alla sorella, ecco che Hege lo guarda con occhi sbalorditi e lo accusa di essersi inventato tutto. Quindi la grande sfortuna di Mattis consiste nella propria visione della vita, diversa dalla fredda razionalità con la quale il villaggio ha deciso di fare il proprio corso.
C’è un episodio che evidenzia quanto la vita di Mattis potrebbe essere diversa altrove: in uno scatto di disperazione, il protagonista del romanzo fugge al largo con la propria imbarcazione, fino a raggiungere un isolotto disabitato in mezzo al lago. Laggiù viene raggiunto da due ragazze, Anna e Inger, che non vivono al villaggio. In quel momento Mattis si accorge che il modo di porsi delle ragazze nei suoi confronti è diverso, privo di pregiudizi: viene trattato come tutti gli altri, i “forti e intelligenti” del villaggio, e quando alla fine traghetta le ragazze al villaggio, di modo che tutti possano vederlo, la reazione dei suoi concittadini non trattiene lo stupore. Nonostante questa dimostrazione, finita l’estate Mattis non rivedrà più Anna ed Inger, e non proverà nemmeno ad andarsene dal villaggio, forse anche a causa del forte attaccamento ad Hege, l’unica persona che davvero gli vuole bene. Poi le fosche tinte del lago lo condurranno da Jørgen, e Mattis non riuscirà ad accorgersi, se non proprio alla fine, di aver traghettato la sua più dura condanna.

Gli Uccelli è un romanzo formidabile. Sotto la limpida e precisa scrittura di Vesaas si nascondono diverse sottotrame che danno adito a profonde riflessioni, aspetto che già avevo apprezzato ne Il Castello di Ghiaccio. Difficile racchiuderle tutte in un articolo, l’unico aspetto che mi sento di aggiungere è la grande capacità di questo autore è la grande abilità con la quale l’autore norvegese focalizza l’attenzione del lettore su aspetti della vita quotidiana che ci accompagnano sempre, ma ai quali dedichiamo troppo spesso poca attenzione. Questa prima tappa si conclude qui, vi do appuntamento alla prossima settimana con il secondo libro del mese boreale!

Scheda libro: http://iperborea.com/titolo/462/