Federico Melani è uno studente dell’Università di Firenze che vive nella provincia toscana: conduce una vita piuttosto mediocre, scansando spesso e volentieri lezioni ed esami, passando quasi tutte le sere a bere al bar con gli amici, dormendo fino a tardi la mattina e attirandosi così i rimproveri dei genitori, che lo accusano – giustamente – di essere un fannullone. Ma il punto di vista del “Mella” può essere condiviso: la sua vita lo annoia a morte, costituita da una routine che non gli lascia alternative. Si potrebbe dire che non è proprio la sua vita ad essere noiosa, bensì la sua realtà. Data questa base di partenza si comprende meglio perché il protagonista inizi a prestare più attenzione ai propri sogni (e noi con lui): uno in particolare, ricorrente, gli pare così reale da spingerlo a cercarne un possibile significato. Soprattutto perché questo è un sogno strano, particolare… dopo poche pagine scopriamo che si tratta di un sogno dalla struttura seriale, che continua anche mentre il protagonista è sveglio, creando una specie di continuum nel parallelo mondo onirico. Realizzando di potervi interagire, Federico prova sempre più ad entrare nell’Impero del Sogno, attraverso svariati metodi (quando non riesce più ad addormentarsi in modo naturale, ricorre ad oppiacei e benzodiazepine), dove all’interno di una struttura simile ad un palacongressi le delegazioni di molteplici specie fantastiche e non (umani, draghi, streghe, déi antichi, specchi, inventigatori, ovvero inventori-investigatori, ecc.), si contendono l’assegnazione di un uovo misterioso, che contiene una creatura estremamente potente… una neonata, con il potere di immaginare e creare un nuovo mondo. Lo sviluppo di determinati avvenimenti (che qui non spiego per evitare spoiler) porterà il protagonista a vivere un’avventura incredibile e godibilissima.

L’Impero del Sogno (Mondadori, 2017) di Vanni Santoni (1978) è un’opera estremamente intelligente: attenzione, quindi, ad ascriverlo al semplice genere fantasy per ragazzini, perché non è di questo che stiamo parlando. Lo stile accurato dell’autore costruisce una trama ibrida, tra sogno e realtà, dove l’illusione diventa lo strumento per antonomasia per fuggire dal reale. Come ne La stanza profonda (Laterza, 2017), anche qui sono presenti riferimenti ai giochi di ruolo, ma non solo: si spazia dalla filosofia orientale alla psicoanalisi occidentale, rivelando quanto studio è stato dedicato alla creazione di questo romanzo, svelando inoltre quanto il tema del sogno abbia affascinato la nostra specie fin dagli albori.