All’interno di una cella di un carcere a Buenos Aires, lo scorrere del tempo è scandito dalle conversazioni di due uomini. Sembra che tra di loro non ci sia alcuna comunanza: Valentín, il più giovane, è finito dentro per essere leader di un movimento politico di matrice marxista, sovversivo e perciò inviso al governo, mentre l’altro, l’omosessuale Molina, si trova in carcere per aver adescato dei minori.
Nella quasi totalità della loro solitudine, per poter ingannare il tempo i due protagonisti ricorrono a uno degli stratagemmi più antichi dell’umanità: raccontare storie. Più precisamente, si tratta di esporre la trama di un film all’altro, con minuzia, e lasciare che l’immaginazione di chi ascolta (e di chi legge) si adatti alla descrizione mano a mano che questa si dipana. Come si vedrà nel corso della storia, le differenze tra i due personaggi diventeranno meno evidenti.
Protagonista principale de Il Bacio della donna ragno (1976) è la voce di Molina e di Valentín, due voci così importanti da surclassare il restante comparto stilistico: non sono infatti presenti descrizioni, preamboli o divagazioni della voce narrante, eccezion fatta per le note che s’incontrano in determinati punti della trama, offerti come supplemento al lettore qualora volesse informarsi su un determinato tema.
La peculiare struttura della trama, composta esclusivamente da dialoghi, ascrive il libro ad una corrente “sperimentale” nel campo della narrativa, ripresa entusiasticamente da altri autori in anni più recenti (David Foster Wallace descrisse El beso de la mujer araña come «un romanzo per me fondamentale»), ma sicuramente prestabile ad un contesto cinematografico: non a caso l’omonimo film del 1985 venne omaggiato dalla critica e valse a William Hurt, che recitò la parte di Molina nella pellicola, il premio Oscar come miglior attore 1986.
Portato originariamente in Italia da Einaudi, il romanzo di Manuel Puig (1932-1990) è stato ripubblicato nel 2017 da Sur, con traduzione di Angelo Morino e la supervisione alla traduzione di Martina Testa.
È una narrazione delicata, moderna ed estremamente vivida, che portò Puig (insieme alle altre sue opere) ad essere annoverato come uno dei più importanti scrittori argentini contemporanei.