DISCLAIMER: Questo articolo analizza le informazioni contenute nel libro di Michael Wolff. Non è pertanto un articolo di carattere politico, ma letterario.

Al giorno d’oggi, ottenere informazioni su personalità importanti è molto più facile: quasi sempre basta connettersi a un social e gli aggiornamenti sono là, alla nostra portata.
Certo, ad uno sguardo più attento si può notare come alcuni profili, specialmente quelli legati a personalità politiche, rechino quasi sempre messaggi politically correct, verosimilmente valutati da uno staff preparatissimo piazzato a gestire il profilo del personaggio pubblico.
Il profilo Twitter di Donald Trump, 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, sembra al contrario non essere gestito da nessuno al di fuori di lui. Ogni giorno il tycoon posta in media una decina di tweet, ponendosi con un tono quasi sempre informale, registro comunicativo basso e un abbondante uso di Caps Lock. Oltre ad essere una fonte d’intrattenimento (basti pensare a “Covfefe” e all’ondata di repost, meme e discussioni generati da una singola gaffe), il profilo del presidente si può anche considerare un micro-diario, che raccoglie gli eventi e le opinioni che poi finiranno nei giornali, TG, blog, ecc.
Fire and Fury: inside the Trump White House (tradotto Fuoco e Furia in italiano e pubblicato da Rizzoli) è il libro con il quale Michael Wolff (1953) ripercorre gli highlights dei primi mesi di presidenza di Donald Trump, partendo però dalla rocambolesca campagna elettorale del 2016, all’inizio della quale Trump veniva considerato un outsider perfino dai repubblicani (di posizione più conservatrice: Trump, che su determinate materie ha dimostrato orientamenti estremisti, in passato è stato sostenuto dal movimento chiamato alt-right). The Donald, che si era candidato quasi per sfida, divenne poi, come tutti sappiamo, il candidato repubblicano alla presidenza del Paese. La faccenda stava diventando seria, ma come si evince da Fire and Fury, anche allora Trump pensava che non avrebbe vinto: la sfida contro Hillary Clinton sembrava a senso unico, anche a causa degli scandali (sessuali e fiscali) trapelati in piena campagna corsa presidenziale. E tuttavia…
Wolff costruisce con piglio romanzesco i retroscena del percorso dell’attuale presidente USA, analizzando non solo la sua persona, ma soprattutto i membri del suo entourage: ad esempio, Steve Bannon, la mente dietro la campagna presidenziale del tycoon, poi nominato Consigliere del Presidente e Capo Stratega della Casa Bianca, beffamente sollevato dall’incarico nell’agosto 2017; il duo Jarvanka (così coniato da Bannon), composto da Jared Kushner, genero di Trump, e da Ivanka, la secondogenita, determinata a succedere al padre nella presidenza del Paese; il controverso episodio avvenuto con James Comey, il direttore dell’FBI nominato da Obama (e riconfermato da Trump), licenziato con effetto immediato a maggio 2017, proprio mentre le indagini del Federal Bureau vertevano sulla possibile collusione di parte del suo entourage con gli hacker russi, accusati di aver interferito con le elezioni del 2016 per favorire il candidato repubblicano.
Grazie alla raccolta delle testimonianze di molte personalità interne alla Casa Bianca e vicine al presidente (con oltre 200 ore di registrazioni, come afferma l’autore), il libro di Michael Wolff offre una percezione ben precisa: Donald Trump non è adatto a fare il presidente, non ha nemmeno idea della responsabilità che il suo incarico comporta, ed è fonte di imbarazzo ai colleghi che devono collaborare con lui (per non parlare di quelli che cercano di ingraziarselo, per arrivare così a posizioni di potere). E il suo atteggiamento immaturo ed irresponsabile costituisce un potenziale pericolo per gli Stati Uniti e per i suoi alleati.
Tirate le somme, quale novità apporta questo libro? In sostanza, nessuna: i detrattori di Trump troveranno una documentata riconferma delle ormai già consolidate riserve che nutrono nei suoi riguardi; i suoi sostenitori, invece, semplicemente non lo leggeranno, etichettandolo come fake news. Un discorso diverso può essere fatto per gli USA, dove la popolarità di Trump è drasticamente scesa dopo l’inizio del proprio mandato. I disillusi ex-sostenitori, probabilmente, potrebbero provare interesse nell’acquisto di questo libro, e la furiosa reazione del 45th, che aveva minacciato di fare causa all’autore e all’editore se avessero pubblicato il libro, potrebbe confermare la veridicità dei fatti raccontati in Fire and Fury.