Uscito nel mese di gennaio 2018 per i tipi di Feltrinelli, Le Assaggiatrici è il sesto libro della scrittrice Rosella Postorino.

L’ambientazione storica di questo romanzo è la Germania Nazista degli anni ’40, ma la trama riguarda un aspetto inusuale dell’epoca: le protagoniste di questa storia, infatti, sono le assaggiatrici di Hitler, le donne che avevano il compito di mangiare le pietanze del Führer per controllare che non fosse avvelenato (si aveva infatti il timore che gli inglesi cercassero di ucciderlo tramite questo sistema).

Rosella Postorino ha spiegato, tramite una nota ed un’intervista rilasciata a Il cacciatore di libri, come le sia venuta l’ispirazione per scrivere il romanzo: nel 2014 su un giornale italiano appare un trafiletto riguardante Margot Wölk, l’ultima assaggiatrice in vita di Hitler. La donna, novantaseienne, aveva sempre taciuto quell’esperienza. Postorino riesce, dopo aver fatto delle ricerche, a trovare l’indirizzo della donna, ma quando ciò accade quest’ultima risulta morta da cinque giorni. L’interesse per quella vicenda però rimane vivido e da quel momento inizia a scriverci un romanzo.

Nell’autunno del 1943, Rosa Sauer si trasferisce da Berlino, per sfuggire ai bombardamenti, a Groß-Partsch, nella Prussia orientale. La donna sarà ospitata dai suoceri, i genitori di Gregor, che come gran parte della popolazione tedesca maschile è a combattere sul fronte russo. Ma il destino di Rosa cambia quando le SS la prelevano con la forza e la portano, insieme ad altre nove donne, alla Tana del Lupo (Wolfsschanze), il sistema di bunker creato per Hitler sul fronte orientale. Da questo momento, le dieci donne dovranno assaggiare il cibo prima che sia servito al Führer, e saranno tenute sotto sorveglianza dalle SS per un’ora.

Il microcosmo che viene creandosi da questa situazione ha del paradossale: da una parte Rosa e le assaggiatrici si trovano “al sicuro”, non esposte in prima linea alla guerra che imperversa in tutto il mondo, e tuttavia si ritrovano ad essere delle prigioniere, o peggio ancora delle cavie, per la sicurezza del numero Uno del Terzo Reich, una presenza che aleggia nei bunker e che incute timore alla maggior parte delle protagoniste. Inoltre, Rosa ogni giorno riesce a mangiare del buon cibo, un privilegio considerata l’epoca; tuttavia è proprio tramite quel cibo che potrebbe sopraggiungere, da un momento all’altro, la morte per avvelenamento. Per le SS questo aspetto è da considerarsi patriottico, è una richiesta di sacrificio per il Reich, ma d’altro canto alcune delle assaggiatrici covano il segreto di non considerarsi affatto naziste, prima su tutte Rosa, che viene da una famiglia apertamente anti-nazista.
È quindi l’indagine psicologica sulle menti delle protagoniste il vero fiore all’occhiello di questo romanzo: si sollevano svariate riflessioni su come possa cambiare la mente umana, o ancora meglio, su quanto capace sia essa di adattarsi, in un contesto complicato come quello raccontato ne Le assaggiatrici. Attraverso uno stile preciso, privo di sbavature come quello di Rosella Postorino, il lettore segue le vicende in prima persona di Rosa e le sue relazioni con le altre donne e i superiori delle SS, finendo inevitabilmente per porsi degli interrogativi: essere forzati a vivere a stretto contatto con il Male genererà inevitabilmente una collusione con esso? E anche se fosse così, quanta responsabilità si può attribuire alla singola persona? Quand’è che una persona smette di essere vittima e diventa complice?

Sebbene manchi un vero e proprio colpo di scena alla trama (probabilmente l’unica pecca di questo libro), Le assaggiatrici si rivela un romanzo molto bello, che offre un inconsueto punto di vista sugli anni più bui dello scorso secolo.