SCHEDA LIBRO

Titolo: Quaderni Giapponesi. Un viaggio nell’impero dei segni
Autore: Igort (1958)
Editore: Coconino Press
Pagine: 184 pp.
Anno: 2015
Prezzo: 19,00 €


«Mentirei se dicessi che tutto cominciò in maniera inaspettata. Prima di metterci piede per la prima volta, nella primavera del 1991, sognavo il Giappone da almeno 10 anni.»

Si apre così Quaderni Giapponesi. Un viaggio nell’impero dei segni, opera grafica di Igort (nome d’arte di Igor Tuveri) pubblicata da Coconino Press nel 2015. Questo libro fa parte del “ciclo” (se così vogliamo chiamarlo) dei Quaderni, reportage di testimonianze ed esperienze di vita raccolte dall’artista nei suoi viaggi, che già ci avevano portato in Ucraina (Quaderni Ucraini, Mondadori, Strade Blu, 2010) e in Russia (Quaderni Russi, Mondadori, Strade Blu, 2011; entrambi i volumi sono stati ripubblicati in una nuova edizione da Coconino Press nel 2014). Il quaderno dedicato alla terra del Sol Levante assume tinte ancora più autobiografiche dei precedenti volumi, contenendo la storia della vita del disegnatore sardo durante i primi anni della sua permanenza in Giappone, “il paradiso dei disegnatori”.

Negli anni Novanta (più precisamente dal 1994 in poi) Igort si reca a Tokyo per lavorare ad una collaborazione con la casa editrice nipponica Kodansha, che pubblica libri ma soprattutto le riviste dove periodicamente vengono raccolti i capitoli di svariati manga. Uno dei lavori che riscuoterà maggior successo da questo rapporto di lavoro sarà Yuri, la storia del primo bambino nello spazio, e i giapponesi lo apprezzeranno soprattutto per la qualità dei colori impiegati dall’autore (glielo comunicheranno con tanto di fax, per complimentarsi con lui). Il valore di questo successo assume un ulteriore significato se consideriamo che si tratta dell’opera di un gaijin (外人, termine che in giapponese indica una persona esterna al Giappone) inserita all’interno di uno dei mercati editoriali più ostici pensabili: quello dei manga.

La storia dei Quaderni Giapponesi, tuttavia, non si ferma qui. Ci si sofferma spesso e volentieri su rappresentazioni della cultura del Sol Levante, in passato così lontana da quella occidentale, differenze che permangono anche in molte zone del Giappone odierno. Igort inizia a raffigurare questo Paese attraverso una serie di personaggi che sono in qualche modo divenuti il simbolo della propria patria: si tratta principalmente di artisti, più precisamente scrittori ed illustratori. Il risultato è una collezione di biografie, raffigurate dall’eccellente tratto di Igort, di personalità nipponiche famose in tutto il mondo: ne sono esempi lampanti vite come quella di Yukio Mishima, di Yasunari Kawabata, di Ryūnosuke Akutagawa, tre degli scrittori giapponesi più importanti dello scorso secolo, fino ad arrivare alla toccante biografia di Matsuo Munefusa, meglio conosciuto come Bashō, il massimo esponente degli haiku. Questa connessione con il passato la troviamo anche nelle vite di molti mangaka e illustratori: da Osamu Tezuka, Hayao Miyazaki e Jirō Taniguchi (incontrati personalmente dall’autore) si procede a ritroso nel passato dell’arte pittorica giapponese, fino ad arrivare a Katsushika Hokusai.

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神奈川沖浪裏 (Kanagawa oki nami ura, La grande onda di Kanagawa), opera di Hokusai (1760-1849), xilografia policroma, stile ukiyo-e, 1830-1831 ca.

Il canto d’amore di Igort per il Giappone non termina qui: a novembre 2017 è stato pubblicato Quaderni Giapponesi – Volume 2. Il vagabondo del manga, per i tipi di Oblomov Edizioni (progetto editoriale fondato dallo stesso Igort), un libro che devo assolutamente recuperare.