Siamo agli sgoccioli dell’anno, si tirano le somme: sono stati altri 365 giorni decisamente prolifici per le mie letture. La parte difficile arriva ora, alla fine di dicembre, quando si deve valutare quali siano stati i migliori libri del 2017: i testi capaci di lasciare un segno nel proprio cuore, di tracciare una linea destinata a durare a lungo nel tempo. Senza ulteriori indugi, ecco i titoli che più ho amato quest’anno:

10: La vera storia del pirata Long John Silver, di Björn Larsson (Iperborea)

La rivisitazione di uno dei più famosi romanzi di avventura (L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson) raccontata da uno dei suoi più memorabili personaggi: il pirata Long John Silver. Un romanzo stupendo, al quale ho dedicato un articolo durante il #meseboreale.
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9: Very Good Lives, di J.K. Rowling (Little, Brown)

Il discorso tenuto ad Harvard nel 2008 da J.K. Rowling entra di diritto nella Top 10. Questo commencement speech, trascritto in un’edizione corredata da illustrazioni, è stato per me fonte di grande ispirazione, anche perché l’ho letto nelle ore che precedevano la mia proclamazione di laurea. Di recente il testo è stato tradotto anche in italiano, pubblicato da Salani col titolo Buona vita a tutti. I benefici del fallimento e l’importanza dell’immaginazione.
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8: Macerie Prime, di Zerocalcare (BAO Publishing)

È stato un anno pieno di letture delle opere dell’autore di Rebibbia: ho recuperato quasi tutto il suo repertorio nel corso del 2017: Un polpo alla gola, Dimentica il mio nome, Ogni maledetto lunedì su due (La profezia dell’armadillo e Kobane Calling li avevo letti nel 2016; il 2018 comprenderà L’elenco telefonico degli accolli e Dodici), ma forse l’opera più emblematica è proprio la più recente, Macerie prime, che diventa a pieno titolo la migliore graphic novel di quest’anno. Un vortice di emozioni fortissime, capaci di farti ridere, di farti riflettere, e di colpirti allo stomaco con una forza indescrivibile. Assolutamente impeccabile. E non è tutto: a Maggio 2018 è prevista l’uscita della seconda parte della storia.
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7: La stanza profonda, di Vanni Santoni (Laterza)


L’incontro con questo libro, un po’ come capita con i migliori libri nei quali ci imbattiamo, è avvenuto per caso. Dopo aver sentito parlare dell’uscita del libro, ho “indirettamente” incrociato Vanni Santoni al Salone del Libro di Torino, per merito della sua introduzione e al successivo dibattito con Morten Strøksnes, l’autore del Libro del mare (Iperborea, un altro libro che mi è molto piaciuto). Uscito dalla sala mi sono praticamente fiondato allo stand Laterza per acquistare La stanza profonda (sono perfino riuscito a recuperare una copia autografata dall’autore). Letto in meno di 48 ore, questo libro è semplicemente magnifico: arriva al cuore del lettore, alla sua infanzia, e non delude per nemmeno una riga. Lo stile di Vanni Santoni è accurato e limpido, la trama del romanzo appassionante. Punto a leggere quanto prima il suo ultimo lavoro, L’impero del sogno (Mondadori).
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6: Espiazione, di Ian McEwan (Einaudi)

Consigliatomi dalla mia ragazza, questo romanzo è forse il più riuscito di McEwan (anche se sinceramente non ne ho ancora letto uno che non sia stato fantastico). Accompagnata da uno stile eccelso, la trama ruota attorno alla vita di Briony Tallis e alle conseguenze che le sue scelte causeranno ai destini degli altri personaggi principali. Vi consiglio anche l’omonimo film diretto da Joe Wright, con Keira Knightley e James McAvoy.
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5: La settimana bianca, di Emmanuel Carrère (Adelphi)

Avevo sentito parlare di questo autore per molti mesi, ma non sapevo con quale titolo iniziare e perciò ho continuato a rimandare per un bel po’ di tempo. Poi mi è capitato di vedere un video di Matteo Fumagalli su La settimana bianca, e finalmente ho trovato la voglia d’iniziare quella che poi è diventata una grande storia d’amore letteraria. Ho trovato questo breve romanzo deliziosamente inquietante, tanto da spingermi a una lettura cover-to-cover della settimana bianca del bambino Nicolas e dell’irreversibile successione di una catena di eventi orrorifici. A livello di stile, personalmente identifico Carrère come uno dei migliori scrittori contemporanei (va segnalata, inoltre, l’impeccabile traduzione di Adelphi, a cura di Maurizia Balmelli). Se ancora non avete letto nulla di questo scrittore, vi suggerisco questo libro per iniziare.
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4: Le correzioni, di Jonathan Franzen (Einaudi)

Su questo libro ho poco da aggiungere alla miriade di commenti e recensioni che gravitano attorno all’opera sulle principali fonti d’informazione. Il romanzo è un capolavoro post-modernista, probabilmente uno dei migliori del genere, che segue con un’ottica massimalista gli sviluppi delle vicende della famiglia Lambert, una famiglia apparentemente come tutte le altre. Il libro esplora con grande accuratezza tutto quello che si nasconde dietro la facciata della famiglia-perfetta, analizzando le paure, i fallimenti, la frustrazione e la compulsione nel cercare di “correggere” le cose sbagliate dei coniugi Lambert e dei loro tre figli Chip, Denise e Gary.
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3: Limonov, di Emmanuel Carrère (Adelphi)


Come già annunciato nel Wrap-Up di Ottobre, questo libro è sicuramente uno dei più belli del mio 2017 nonché uno dei miei preferiti in assoluto. Con uno stile e una traduzione impeccabili, la ricostruzione dei fatti della vita di Eduard Limonov appassiona il lettore con la stessa capacità di un buon romanzo, facendoci quasi dimenticare che alla fine il Limonov del titolo è un personaggio veramente esistito e tuttora in vita. Strepitoso.
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2: Il Castello di ghiaccio, di Tarjei Vesaas (Iperborea)

copertina
A distanza di mesi, riguardando i libri letti durante l’anno, mi sono reso conto che pochi altri romanzi mi hanno trasmesso emozioni come quello dell’autore norvegese. Nonostante lo stile apparentemente pulito e lineare che lo contraddistingue, la storia delle bambine Siss e Unn arriva a toccare delle profondità di significato che cominciano a trasparire solo dopo aver terminato la lettura del libro.
Ne parlo in maniera più approfondita qui.

1: Cargo, di Matteo Galiazzo (Einaudi)


Cosa ci siamo persi.
Direi questo, se dovessi riassumere il mio parere su Matteo Galiazzo. Dopo uno sfavillante inizio di carriera (a ventisei anni l’esordio con il racconto Cose che io non so, pubblicato nella raccolta Gioventù cannibale edita da Einaudi), di questo geniale autore italiano ci rimangono due romanzi (naturalmente fuori catalogo, rintracciabili nei mercatini dell’usato o in qualche offerta lampo su internet) e qualche racconto sparso in raccolte ormai introvabili. Ho deciso di parlare dell’autore, piuttosto che del libro in sé, perché non penso che sia veramente possibile parlare della trama di Cargo. È semplicemente geniale, scritto in maniera eccelsa. Le mie ore di sonno si sono ridotte drasticamente per leggerlo. Sulla trama mi servirò delle parole dell’autore stesso, direttamente dal risvolto di copertina:

Cargo racconta molte storie, e in un modo strano. C’è la storia di un investigatore che pedina una ragazza per oscure ragioni, c’è la storia di un’intervista radiofonica che si tramuta in amplesso, c’è la storia di due fratelli terroristi malati al sistema simpatico, c’è la storia di un ragazzo che non riesce a laurearsi a causa di un paradosso della logica, e tante altre. Tutte queste vicende si svolgono in universi paralleli e sono contenute l’una sull’altra… In Cargo ci sono molte digressioni. Pesco dalla matematica, dall’economia, dalla biologia, dalla fisica e da tutte le scienze che mi seducono con l’atteggiamento del pasticcione curioso: insomma, dico parecchie eresie. Un amico che l’ha letto, mi ha detto che “Cargo è un’onesta truffa affabulatoria”. Io l’ho preso come un gran bel complimento.

Il libro cartaceo è fuori catalogo, tuttavia Laurania ha messo in commercio la versione ebook del romanzo. Ecco il link: http://amzn.to/2EiAnUk

In conclusione, questi erano i 10 libri che ho preferito nel 2017. Nella speranza di trovarne tanti altri nel 2018, questo blog vi augura un buon anno nuovo!

 

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