Questa prima edizione del #meseboreale si conclude con la quinta tappa, che ci catapulta in Norvegia per parlare di uno degli scrittori più rappresentativi per il Paese nel XX secolo: Tarjei Vesaas, autore de Il Castello di Ghiaccio (Is-Slottet).

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Tarjei Vesaas (1897-1970)

Breve Biografia

Tarjei Vesaas nacque nel 1897 a Vinje, un comune della contea del Telemark, nel sud della Norvegia. Dopo aver passato gran parte dell’infanzia in solitudine, grazie a una borsa di studio messa a disposizione dal governo norvegese iniziò a viaggiare per l’Europa: si stabilì anche in grandi città come Londra, Parigi e Monaco. Nel 1931 conobbe la connazionale Halldis Moren, una poetessa. I due si sposarono e decisero di tornare in patria nel 1934. In Norvegia la coppia ebbe due figli, Olov ed Elin.

L’arco temporale dell’opera di Vesaas è molto ampio: la prima pubblicazione risale al 1923 (Menneskebon), mentre l’ultima è del 1968, due anni prima della morte dello scrittore. Si contano in totale più di quaranta titoli, tra romanzi, racconti e drammi teatrali. Il suo stile, dapprima ispirato al neoromanticismo di Knut Hamsun e Selma Lagerlöf, vira poi verso un marcato simbolismo nelle opere più mature: ne sono un esempio le sue opere più famose, Gli Uccelli (1957; Iperborea 1990 e recentemente ripubblicato nella collana Luci, Marzo 2017) e Il Castello di Ghiaccio (1963; Iperborea 2001). Quest’ultimo ha valso a Vesaas l’attribuzione del Premio del Consiglio Nordico nell’edizione del 1964, il più importante riconoscimento letterario scandinavo. Ha inoltre vinto un importante premio internazionale bandito dalla città di Venezia nel 1953 per I Venti, raccolta di novelle, ed è stato nominato per 30 volte al Premio Nobel per la Letteratura, senza però riuscire a vincerlo.

Trama

Protagonista di questo romanzo è Siss, una bambina di 11 anni che vive in un villaggio rurale della Norvegia. La sua vita cambia con l’arrivo della coetanea Unn, trasferitasi nel villaggio per vivere dalla zia dopo la morte della madre. Unn è una bambina taciturna e solitaria, ha difficoltà a integrarsi nel gruppo di bambini del quale fa parte anche Siss. Le due bambine riescono comunque a legare, e finalmente Unn propone a Siss di andare a casa sua. Nella casa troviamo la spaccatura della trama, con due avvenimenti a segnalare la svolta. Unn convince Siss a spogliarsi insieme a lei: senza più nessun velo, nessuna protezione davanti a sé, le bambine si osservano per qualche istante. Unn chiede a Siss se nota qualcosa di strano in lei. Siss risponde di no. Successivamente, mentre guardano insieme delle vecchie foto dei genitori di Unn, questa sembra intenzionata a confessare qualcosa a Siss, ma non ci riesce. Siss finisce per avvertire una strana sensazione, e accorgendosi del buio incombente decide di correre a casa sua, inventandosi frettolosamente una scusa per andarsene da Unn.
Il giorno dopo, ancora turbata dalla reazione di Siss, Unn decide di non andare a scuola, ma nei pressi del fiume che scorre vicino al villaggio: laggiù, in mezzo alla natura silenziosa, intorpidita dal freddo dell’inverno norvegese, Unn trova una cascata che le basse temperature hanno ghiacciato. Ai piedi della cascata, il clima artico ha gelato gradualmente l’acqua, dando vita a un’architettura imponente, sontuosa, magica. In questo passaggio ci troviamo faccia a faccia con l’eponimo del romanzo: Unn si reca all’interno del Castello di Ghiaccio, si lascia incantare dalla vastità delle sue sale, inoltrandosi in antri dove la luce non riesce ad arrivare. Lo smarrimento non tarda a giungere: Unn si perde, non riesce più a trovare l’uscita, e le sue forze vengono meno. I suoi occhi non si apriranno più.
Quando si scopre che Unn è sparita, gli adulti del villaggio iniziano una disperata ricerca. Siss intuisce l’accaduto, ma i tentativi di penetrare nel Castello – nel frattempo diventato ancora più imponente – si rivelano vani. Siss deve prendere coscienza della morte dell’amica, ma qualcosa in lei continua a tormentarla: quel segreto non detto diventa la sua ossessione. Siss arriva perfino a compiere un giuramento: farà le veci del ruolo in precedenza occupato da Unn. Inizia così a starsene per i fatti suoi, si isola dai compagni, i rapporti in famiglia s’inaspriscono. Una solitudine prolungata ad oltranza, nell’attesa che l’amica torni, anche se questo non può accadere.

 

Analisi e Stile

Come indicato nella postfazione, a cura della traduttrice Irene Peroni, quest’opera presenta alcune caratteristiche autobiografiche: ne è un esempio il carattere solitario di Unn, così simile a quello di Vesaas in giovane età. Nel libro sono presenti forti simboli: lo stesso castello, leggendario artificio della natura, di fatto è accessibile solo ai bambini, che ancora non dispongono della cruda razionalità tipica di una mente adulta. Quando gli uomini, nel disperato tentativo di recuperare Unn, provano ad entrare nel castello, esso si “chiude” (“un oggetto vivo”), sancendo la condanna definitiva per la bambina.
Da non sottovalutare è l’aspetto riservato alla transizione tra un’età e un’altra: in questo caso si tratta, per Siss, di passare dall’infanzia alla prima adolescenza. La morte di Unn, primo vero trauma della sua vita, è il crudele strumento per raggiungere l’obiettivo.
Lo stile narrativo di Tarjei Vesaas è limpido e conciso, non si trova spazio per elementi non congeniali: di fatto ogni pagina è importante per capire la direzione della trama, che procede spedita affinché il lettore non stacchi gli occhi dalla pagina. E nonostante questo aspetto, il romanzo ribolle di parti descrittive: ho trovato sublimi le descrizioni del castello, dal percorso per arrivarvi alle geometrie delle sale interne: ogni parola è congeniale per trasmettere la magia del luogo narrato, che conduce a una totale immedesimazione del lettore.

Nonostante gli interrogativi che vi lascerà, questo libro è un’opera dai messaggi profondi e commoventi, nascosti con maestria all’interno della trama di un romanzo imperdibile.

Qualche considerazione finale sul #meseboreale

Sono molto contento di esser riuscito a portare a termine questo ciclo di articoli. Avevo in mente questo esperimento già da tempo, ma tra un impegno e l’altro non ero mai riuscito a dedicarmici davvero. Alla fine ci sono riuscito, e sicuramente lo riproporrò in futuro. Agosto è ormai alle porte, quindi il blog sarà meno attivo (posterò comunque qualche racconto ogni tanto), per tornare poi alla carica a Settembre.

Spero che questa iniziativa vi sia piaciuta, non mi resta altro che augurarvi buone vacanze e buon divertimento!