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Siamo arrivati al quarto appuntamento del #meseboreale. Nei precedenti articoli ho parlato di due autori svedesi e di un’autrice danese; oggi invece prenderò sotto esame uno dei romanzi più importanti e significativi della letteratura d’Islanda: sto parlando di Gente Indipendente (1934-35), magnum opus dello scrittore islandese Halldór Laxness.

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Halldór Laxness (1902-1998)

Laxness, unico islandese ad essere insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1955), viene considerato uno degli scrittori più rappresentativi del suo Paese. In Italia, oltre a quest’opera (pubblicata da Iperborea nel 2004), sono disponibili titoli come Sotto il ghiacciaio, La base atomica e Sette Maghi (anche questi pubblicati da Iperborea, rispettivamente nel 2011, 2014 e 2016). La traduzione dall’islandese è affidata all’impeccabile Silvia Cosimini.

Trama

La trama di Gente indipendente è lunga, complessa, ricca di avvenimenti. Senza fare spoiler, uno dei temi principali di questo romanzo è l’Islanda, narrata attraverso le vite dei protagonisti del libro. La storia antica dell’isola è narrata attraverso le leggende e le saghe: alcune di queste sono oscure, violente, come quella di Kolumkilli, spirito malvagio che impone una cruda maledizione sulla terra che Bjartur, il protagonista, ha appena comprato dopo diciotto anni di duro lavoro come pastore al servizio dell’ufficiale distrettuale. Diciotto anni spesi alla ricerca della propria indipendenza, che Bjartur ha finalmente conquistato. A lui non interessano le leggende, ciò che più è importante è preservare la propria libertà e di non scendere a nessun compromesso che la possa mettere a rischio. Così, quando si accorge che un agnello del suo pascolo si è perso nella campagna islandese, Bjartur parte alla ricerca, lasciando a casa da sola la nevrastenica moglie Rósa, generando conseguenze terribili. La donna, infatti, morirà di parto mentre Bjartur è altrove. E questo è solo il primo di una serie di eventi che potrebbero essere correlati alla maledizione della brughiera islandese, che con ciclica perfidia si abbattono sul protagonista del romanzo e sulla sua famiglia.

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Gli avvenimenti narrati nel romanzo percorrono un lasso di tempo che va dalla fine dell’Ottocento a poco dopo la Prima Guerra Mondiale, ma potrebbero benissimo riguardare un altro periodo storico. La prosa di questo libro intreccia parti liriche, più tradizionali e associabili ai poemi (Bjartur stesso compone poesie, e il libro è pieno di riferimenti al patrimonio epico islandese) con le scene della vita di tutti i giorni. La natura che circonda l’ambientazione si fa personaggio, e non mancano elementi magici e leggende che sembrano avverarsi. Per lunghi tratti dei capitoli che compongono l’opera il lettore si sente estraniato dal contesto storico e si ritrova catapultato su un’isola fantastica, quella narrata dalle saghe senza tempo, le quali possono rivelarsi un’arma a doppio taglio (alcune benefiche, altre malefiche e devastanti, come quella che Bjartur sembra aver innescato per non aver pagato un tributo a Gunnvör, lo spirito di una donna malvagia che fece un patto con Kolumkilli).
In questa storia non si parla solo di magia, anzi: troviamo molte argomentazioni sull’umanità, sulla vita delle persone e la loro battaglia continua per la dignità. Bjartur ha speso quasi un ventennio della sua vita per poter essere indipendente, anche se questo significa possedere una casa sopra una terra “maledetta”, circondato da un ambiente ostile e da persone che spesso non capiscono questo sentimento. Ma al protagonista di questa epopea va bene così, almeno all’inizio della storia.

Gente indipendente è un’appassionante introspezione sulla vita di un popolo che per molto tempo è vissuto su un’isola nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico settentrionale, lontano dal resto del mondo. Si parla di modernità, ma anche di storia; di libertà, ma anche d’amore. Laxness è riuscito a scrivere un’opera unica e di rara bellezza; non è quindi un caso se questo libro viene considerato il suo capolavoro e uno dei motivi fondanti dell’assegnazione del Premio Nobel. Questo libro è stato annoverato e lo è tutt’ora: basti pensare che nel 2011 un certo Jonathan Franzen lo consigliò sul Guardian affermando di non aver mai pianto così tanto per un romanzo. Mi aggiungo umilmente a questo consiglio: leggere Gente indipendente è un’esperienza forte, che vi farà riflettere, emozionare, forse perfino piangere, e vi accompagnerà per molto tempo dopo che avrete terminato la lettura.

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