Per il terzo appuntamento del #meseboreale ci rechiamo in Danimarca, patria che ha dato i natali a Janne Teller (Copenaghen, 1964), per parlare di Niente (titolo originale Intet), romanzo del 2000.

 

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Copertina dell’edizione Fanucci, 2004.

Niente, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2012, aveva già avuto un’edizione italiana nel 2004 per Fanucci, intitolata L’innocenza di Sofie. Quest’opera è valsa a Janne Teller l’assegnazione del Premio del Ministero della Cultura Danese. Altri titoli reperibili in italiano sono L’isola di Odino (Iperborea, 2001) e Immagina di essere in guerra (Feltrinelli, 2014, lettura consigliatissima).

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Immagina di essere in guerra (2014), con la copertina a forma di passaporto.

Trama

Non c’è niente che abbia senso,
è tanto tempo che lo so. Perciò
non vale la pena far niente,
lo vedo solo adesso.

Con queste parole, dette da Pierre Anthon, un ragazzino di tredici anni, inizia Niente. Il libro è ambientato in una piccola città di provincia della Danimarca, e i protagonisti di questo libro sono i compagni di classe di Pierre Anthon. Dopo che questi abbandona la scuola per stabilirsi sui rami di un grande susino, visto che niente ha senso, i suoi compagni s’impongono la missione di dimostrargli il contrario. Decidono quindi di riunirsi in una segheria abbandonata nella periferia, intenti a raccogliere oggetti che dimostrino a Pierre Anthon che la vita ha un senso. Questi oggetti vengono posizionati su quella che diventerà la catasta del significato, una specie di monumento alla vita e al suo senso. A turno, ciascuno dei ragazzi porta la propria cosa più cara: si comincia con una canna da pesca, un pallone, i sandali della voce narrante (Agnes, una delle ragazze del gruppo). Oggetti innocenti, perlopiù cose facilmente ricomprabili. Ma è da questo momento che inizia a maturare un sentimento nuovo all’interno del gruppo, più cupo e sicuramente meno innocente:

Piangevo quando girai nel vialetto di casa mia. […] L’immagine dei miei due sandali verdi in cima alla catasta del significato non mi voleva lasciare.
Mi guardai i piedi nudi e decisi che Gerda l’avrebbe pagata.

Nel gruppo vige una regola: chi mette l’oggetto ha il diritto non solo di scegliere a chi toccherà dopo, ma anche cosa dovrà portare. Ed è così che Agnes mette in scena la sua piccola vendetta, costringendo Gerda a mettere sulla catasta il suo amato criceto. A nulla valgono le proteste della ragazzina, perché il gruppo osserva la regola con un rispetto sacrale. Da qui in avanti, la spirale d’odio e vendetta personale si amplifica esponenzialmente: questi ragazzi hanno la libertà di agire senza freni, anche a causa dell’assenza dei genitori e delle istituzioni, figure che in questo libro vengono raffigurate alla stregua di omertosi complici. Così l’escalation dell’orrore è cosa presto fatta: richieste sempre più crudeli e macabre, tra le quali possono ricordarsi un taglio di capelli, la bara del fratellino morto di uno dei ragazzi, l’amputazione di un dito, e naturalmente l’innocenza di Sofie.
Ora che la catasta è finalmente pronta, i ragazzi sono pronti per confrontarsi con Pierre Anthon, che ancora è seduto sui rami del susino. Ma quando le cose non vanno come previsto, resta solo poco tempo prima dell’inaspettato finale.

Tematiche

Janne Teller è riuscita, in appena 120 pagine, ad affrontare molte tematiche: come non accennare ai problemi dell’adolescenza e dell’assenza da parte dei genitori, estranei a questo mondo, un po’ come già aveva fatto (anche se con temi diversi) Simona Vinci ne Dei bambini non si sa niente (Einaudi, 1997). I ragazzini – accompagnati da uno spirito tribale simile a quello narrato ne Il signore delle Mosche – riescono deliberatamente a manifestare alcuni dei sentimenti più oscuri dell’animo umano. Il pretesto nobile e filosofico – la ricerca del significato della vita – sfuma presto per essere rimpiazzato da qualcosa di molto più istintivo e umano, come la sete di vendetta che spinge delle persone apparentemente innocenti a commettere atti “sporchi”, che cambieranno la loro vita per sempre. Qual è dunque il senso della vita? Ha ragione Pierre Anthon, a dichiarare che niente ha senso, se la controparte è una vita fatta di odio, di rabbia e di sensi di colpa?
Niente è un libro narrato con uno stile magistrale che ci porta a riflettere su argomenti complessi che spesso non trovano risposta, che merita di essere letto e – naturalmente – interpretato.

Prossima Tappa

La quarta tappa del #meseboreale avrà come tema l’Islanda, “l’isola ghiacciata”, con uno dei suoi autori più importanti.

Mappa di: Islanda