Un polpo alla gola è il secondo libro di Zerocalcare, edito da Bao Publishing nel 2012.
Pubblicato un anno dopo il successo de La profezia dell’armadillo, questo romanzo grafico ci racconta il viaggio del fumettista di Rebibbia dall’infanzia all’età adulta, passando per la tappa adolescenziale dei 16 anni. La storia propone a grandi tratti momenti divertenti, ma quello che colpisce davvero di quest’opera è la profondità che riesce a raggiungere in molti punti della trama, cosa molto difficile per una graphic novel.

Trama e Temi

Gli effetti collaterali dell’infanzia, i danni che ci trasciniamo dietro per tutta la vita, pesanti come un macigno. Zerocalcare questa volta affronta il tema della crescita, sviluppando la trama in tre fasi distinte: infanzia, adolescenza, età adulta. La storia inizia con il mistero che aleggia nel bosco vicino alla scuola che il protagonista e i suoi amici frequentano: sono proprio quest’ultimi a ritrovarvi un teschio all’interno. Ma è anche presente una trama parallela, evolutiva, persistente: quella cioé del senso di colpa del protagonista, qui raffigurata nelle sembianze di un polpo che gli stringe la gola. Questa figura lo perseguita dal momento in cui il piccolo Zero, interrogato dalla maestra riguardo alla sua uscita senza permesso nel bosco, decide di fare la spia contro l’amica Sarah, danneggiando la sua amica e quindi, di riflesso, anche sé stesso, perché Sarah crede che la colpevole di tutto ciò sia un’altra compagna di classe.

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Copyright: Zerocalcare, 2012

La trama si snoda poi, come già detto, in alcune scene salienti della vita dei personaggi, con i tre protagonisti (Zero, Sarah e Secco) che cercano di risolvere l’enigma del teschio nel bosco, alternandolo a scene comiche (deliziosi i riferimenti ad alcuni punti cardine delle generazioni cresciute negli anni ’80 e ’90). Il tema principale (cupo, come in effetti lo era anche ne La profezia dell’Armadillo) può essere individuato nelle conseguenze che certi avvenimenti della nostra giovinezza generano: alcuni, ad esempio, possono perfino rovinarci la vita, per sempre, trasformandosi in un fardello impossibile da portare, e forse la morale di questo libro è che (citando il testo) “nessuno guarisce dalla propria infanzia“. Ognuno di noi, insomma, ha un proprio polpo alla gola, un ricordo che lo attanaglia, dal quale è difficile liberarsi.


 

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