Premessa

Quando ho iniziato Benedizione, uno dei libri che compone la cosiddetta “Trilogia di Holt“, non avevo ancora letto nulla di Kent Haruf. Questo accadeva a luglio del 2016. Poi, prima della fine dell’estate, avevo divorato quello e anche gli altri due romanzi ambientati a Holt. La trama di ciascun romanzo, i suoi personaggi, l’ambientazione stessa mi avevano completamente rapito. Dopo i libri della Trilogia (Canto della Pianura, Crepuscolo e Benedizione, usciti rispettivamente nel 1999, 2004, 2013 e pubblicati in Italia nel 2015/2016), Kent Haruf è morto nel Novembre 2014 a causa di una malattia. Tuttavia, prima di andarsene ci ha lasciato un ultimo romanzo, la storia finale di Holt, ovvero Le nostre anime di notte, uscito postumo in America nel 2015 e pubblicato in Italia da NNE lo scorso Gennaio. Il libro ha riscosso immediatamente un grande successo, considerando anche il fatto che i tre predecessori sono diventati dei best-seller nel nostro Paese. Ma procediamo con ordine.

Holt, Colorado, USA

Iniziamo dall’ambientazione di queste quattro opere: si tratta di Holt, una piccola cittadina che Haruf ha immaginato ad est di Denver, la capitale del Colorado, Stati Uniti d’America. Un luogo arido per la gran parte dell’anno, dove le estati sono torride e gli inverni miti. Una città di provincia, dove tutti si conoscono e le voci corrono in fretta. Un posto dove si possono trovare personaggi straordinari e indimenticabili (basti pensare ai fratelli McPheron e a Victoria Roubideaux in Canto della Pianura e Crepuscolo). Una città tutto sommato tranquilla, dove però è presente un sempreverde scontro bene/male, dove il Male in questo caso s’individua nel pregiudizio della società e il Bene è invece rappresentato dai personaggi (pochi, purtroppo) che cercano di andare oltre il giudizio altrui e di vivere una vita, se non proprio felice, meno dolorosa rispetto al punto di partenza.

Le nostre anime di notte

Questo libro è per chi è stato a Holt e non vede l’ora di tornarci, ma è soprattutto per chi, a Holt, non ci è ancora mai stato.

– Quarta di copertina

A Holt non esiste un vero e proprio calendario che testimoni la successione cronologica delle trame (salvo un caso): il passare del tempo viene scandito dal susseguirsi delle stagioni e dalla progressiva crescita dei personaggi. Solo in un caso capiamo che gli avvenimenti raccontati sono posteriori a quelli trattati in un altro libro, ed è in Crepuscolo, che potremmo definire, fino a un certo punto, il sequel di Canto della Pianura, che andrebbe a costituire il seguente ordine di lettura:

  1. Canto della Pianura;
  2. Crepuscolo;
  3. Benedizione;
  4. Le nostre anime di notte.

Il lettore potrebbe comunque leggere i libri in un ordine casuale e la sua comprensione della trama non sarebbe compromessa. È per questo che, volendo, l’ultimo libro cronologicamente pubblicato potrebbe diventare il punto d’inizio per chi volesse approcciarsi per la prima volta ai libri di Kent Haruf.

Trama (Senza Spoiler)

Nell’estate di Holt, due anziani vedovi (Louis Waters e Addie Moore) sono vicini di casa, ma praticamente non si conoscono. Una sera, inaspettatamente, Addie avanza una proposta diretta a Louis, cioé di passare le notti insieme, nello stesso letto. Non vi è nessuna rilevanza sessuale implicita in questa decisione: i due stanno insieme per parlare (specialmente del loro passato) e per dormire insieme, sconfiggendo la solitudine. Andando avanti con la lettura notiamo l’insediarsi di un sentimento più profondo nei cuori dei due personaggi. La svolta alla trama arriva però quando Gene, il figlio di Addie, le affida il nipote Jamie per la durata dell’estate a causa di “impegni personali”. Si viene presto a sapere, attraverso il bambino, che Gene e la moglie sono in crisi.
Il romanzo procede quindi in maniera spedita, con Addie e Louis addentrati in questo tunnel di emozioni contrastanti, mentre si trovano a sfidare chi non è in grado di accettare il loro rapporto (dai pettegoli di Holt ai loro stessi famigliari), fino ad arrivare alla conclusione della storia che lascia spazio a discussioni e ipotesi.

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Stile e Contesto

Lo stile di Haruf è semplice e chiaro: capitoli brevi, raccontati in terza persona, con predilezione per i dialoghi diretti e le informazioni essenziali. Uno stile diretto e conciso, che però in alcuni tratti di questa narrazione può diventare eccessivamente stringato, quasi sbrigativo. La giustificazione può essere però trovata analizzando il contesto nel quale questo libro è stato scritto: lo scrittore lo ha terminato poco tempo prima di morire, cercando di andare avanti quanto più veloce possibile. Questa corsa contro il tempo si ripercuote sulla personalità dei personaggi de Le nostre anime di notte, come spiega la bella nota del traduttore Fabio Cremonesi:

“Ma il senso di urgenza non si limita a permeare la forma di questo romanzo breve, sembra anche determinarne i contenuti, la trama, la psicologia dei personaggi: dietro ogni gesto di Addie Moore, dietro ogni sua parola, ogni sua decisione sembra esserci in agguato un ‘prima che sia troppo tardi’.”

Nonostante ciò, il romanzo conserva le principali virtù della scrittura di Haruf, facendo del risultato finale un’ottima lettura che offre un anteprima (o una rivisitazione, dipende dal lettore) della sfera di sentimenti e situazioni che si può trovare ad Holt, Colorado.

Due nuovi titoli in arrivo?

Per concludere posso dire a tutti gli appassionati lettori di Haruf che sono presenti altre due storie ambientate a Holt: si tratta di due romanzi scritti da Haruf prima del successo di fine XX secolo, con i titoli di The Tie That Binds (1984) e Where You Once Belonged (1990). Per ora sono disponibili solo in inglese, ma in futuro verranno tradotti da NNE.


Informazioni sul libro citato: Kent Haruf, Le nostre anime di notte, traduzione dall’inglese di Fabio Cremonesi, 200 pp., NN Editore, Milano 2017.

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