Uscito in Giappone nel Settembre 2015, questo libro ha conosciuto una vicenda editoriale che per alcune settimane ha fatto discutere molto. Mi sto riferendo alla drastica decisione, presa da una catena di librerie, di comprare il 90% delle copie della prima edizione del libro sopraccitato. Il motivo? Tentare di contrastare il sempre più evidente strapotere delle vendite di libri online, fonte di crisi per molti negozi fisici. Si potrebbe aprire un dibattito molto interessante sulla questione, ma non è certamente questo il luogo adatto per farlo.

Non ne faccio un mistero, Murakami è uno degli scrittori che preferisco. Ho cominciato da Norwegian Wood, un po’ come tutti, e poi non mi sono più fermato. Dopo la fine di alcune di queste opere, rimaneva in me (come immagino in altri lettori) la voglia di sapere qualcosa di più, sia sull’opera in sé che sull’autore giapponese, che conduce una vita lontana dai riflettori e difficilmente rilascia interviste. Risulta quindi ovvia l’importanza di un libro come questo, una specie di autobiografia dove Murakami ci racconta del suo lavoro di scrittore – come appunto suggerisce il titolo – ma non solo. Oltre al raccontare la sua vita, lo scrittore compie una riflessione personale sulla letteratura, sulla formazione del suo stile di scrittura, sui valori della società (in particolare sull’empatia e sul reale valore dell’istruzione).

Con un tono quasi confidenziale, Murakami ripercorre le fasi salienti della sua carriera di scrittore. Iconica la parte dove ricorda il momento della decisione di scrivere un romanzo, arrivata come una vocazione in una giornata qualsiasi. Da quel momento tutto si è sviluppato fino a consolidare Murakami come uno degli scrittori più famosi al mondo, ma è stato un processo lungo, che ha richiesto varie fasi (che sono individuate e ben descritte dall’autore lungo le pagine di quest’opera). E ancora: riflessioni sul Giappone e sulla società, sul lavoro di romanziere e come gestire le critiche che vengono mosse, ma soprattutto sul suo stile e la relativa evoluzione. Leggendo questo libro capirete perché, ad esempio, Kafka sulla Spiaggia (libro che personalmente adoro) rappresenti una svolta importante nella formazione dello stile di Murakami.

Vorrei concludere citando un passaggio dal terzo capitolo. Da anni si parla della relazione tra libri e tecnologia, e spesso ci si è chiesti se in futuro la lettura non finirà per scomparire. Haruki Murakami risponde così:

Quando si prende l’abitudine di leggere – e in genere la si prende da giovani – non si riesce a staccarsene facilmente. Uno può avere a portata di mano YouTube o dei video in 3D, ma appena avrà un po’ di tempo libero (o anche se non ne ha), correrà subito a cercare un libro. E considerato che questi lettori forti sono una persona su venti, non nutro serie preoccupazioni riguardo il futuro della scrittura e della narrativa. Né mi spaventa tutto quello che si dice della pubblicazione elettronica. Qualunque forma prenda e qualunque mezzo usi la lettura – la carta, uno schermo o la trasmissione orale come in Fahrenheit 451 -, finché le persone cui piacciono i libri continueranno a leggere, va tutto bene.”

Un pensiero, forse un po’ ottimista, che però questa volta mi sento di condividere.

Informazioni relative al libro citato: Haruki Murakami, Il mestiere dello scrittore; traduzione dal giapponese di Antonietta Pastore; pagine 196; Einaudi, Torino 2017.

 


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