Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire.

∼ Incipit

Inizia così Notturno Cileno (Nocturno de Chile), romanzo di Roberto Bolaño (Santiago del Cile, 1953 – Barcellona, 2003) pubblicato nel 2000 e di recente tradotto in Italia prima da Sellerio (2010) e successivamente da Adelphi (2016). Si tratta di un romanzo decisamente meno corposo rispetto ai due titoli più di successo dell’autore cileno (I detective selvaggi e 2666); tuttavia, l’impresa che cercano di compiere queste 123 pagine è molto difficile: raccontare la vita di un essere umano, comprendendo la complessa sfera delle emozioni e dei molti episodi che compongo il percorso del narratore della storia.

La storia di per sé è molto lineare: come suggerito nell’incipit, il protagonista e voce narrante sta morendo. Ma prima di morire ha ancora molte cose da dire, o meglio, da chiarire: il suo onore è stato infatti offeso attraverso infamie provocate da un “giovane invecchiato” (figura enigmatica, forse un’umanizzazione dell’innocenza perduta). Il protagonista è un sacerdote di nome Sebastián Urrutia Lacroix, il quale oltre la professione ecclesiastica svolge anche il lavoro di critico letterario, e in questa sua ultima notte da vivo decide di ripercorrere il suo passato. Racconta della sua grande passione per la letteratura e delle persone ad essa collegate che ha conosciuto da giovane (riuscirà, tra gli altri, a conversare con Pablo Neruda), ma anche dei viaggi della sua vita attraverso l’America Latina e l’Europa e quindi di nuovo in Cile, agli inizi degli anni Settanta, con la vittoria delle elezioni di Salvador Allende e le riforme socialiste che ne sarebbero seguite. Arriva dunque il 1973, anno che per il Cile indica il golpe militare di Pinochet e la morte misteriosa di Pablo Neruda. Da questo momento fino alla fine della sua vita, il protagonista dovrà far buon viso a cattivo gioco per sopravvivere alle atrocità della dittatura cilena, riuscendo sempre a scamparla attraverso dei compromessi discutibili che alla fine – probabilmente – si tramuteranno in quel “giovane invecchiato” che lo tormenta.

L’aspetto più affascinante di questo libro risiede nella potenza e nella bellezza dello stile: la storia è infatti narrata mediante un singolo paragrafo di quasi centotrenta pagine, quasi come se si trattasse di un monologo teatrale; e d’altro canto la storia non diventa mai noiosa, nemmeno per un secondo, e il lettore viene guidato episodio per episodio con maestria da parte del narratore/scrittore. È interessante capire quanti apporti personali siano racchiusi all’interno di Notturno Cileno, cioè quanto sentita sia la «resa dei conti» di Bolaño con il Cile. Lo scrittore infatti emigrò dapprima in Messico e poi in Spagna, non dimenticando però il suo paese natale. Il personaggio di Sebastián è quindi il mezzo – peraltro molto riuscito ed efficace – che Bolaño utilizzò per descrivere il suo rapporto di amore e odio con il Cile, attraverso un viaggio tripartito da letteratura, fede e terrore.

Un giorno decisi che era tempo di ritornare in Cile. Presi l’aereo. La situazione in paese non era buona. Non bisogna sognare ma essere coerenti, mi dicevo. Non bisogna perdersi dietro a una chimera ma essere patriori, mi dicevo. In Cile le cose non andavano bene. A me le cose andavano bene, ma alla patria non andavano bene. Non sono un nazionalista sfegatato, tuttavia provo un amore sincero per il mio paese. Cile, Cile. Come sei potuto cambiare tanto?, gli dicevo a volte, affacciato alla finestra aperta, guardando il bagliore di Santiago in lontananza. Che cosa ti hanno fatto? I cileni sono impazziti? Di chi è la colpa?

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RIEPILOGO:

TITOLO: Notturno Cileno
AUTORE: Roberto Bolaño
ANNO: 2000
EDITORE: Adelphi, Milano (2016)
LINGUA ORIGINALE: Spagnolo (trad. it. di Ilide Carmignani)
PAGINE: 123 pagine