C’è qualcosa di nuovo nell’aria. Qualcosa di strano, che lo spinge a sollevare lo sguardo, a osservare il cielo.

Tutto intorno è calmo. Ogni tanto arriva una carezza di vento a sollevare la polvere, a dare respiro alla secca piantagione circostante, a ridare un’apparenza di vita alle guance sudate e disidratate dell’Uomo che ha appena alzato gli occhi al cielo. È come una benedizione divina, una manna dal cielo seconda d’importanza solo all’acqua. L’Uomo vorrebbe averne con sé, ma ha già esaurito tutte le risorse di cui disponeva. Niente cibo, nessun refrigerio, e queste due mancanze in un primo tempo si sono fatte sentire pesantemente, ma ora l’Uomo quasi non se ne accorge. È da tanto che cammina, il suo percorso è stato lungo, non sono mancate le gioie e i dolori. L’Uomo non era solo all’inizio del suo viaggio: ha perso molti compagni lungo la strada; alcuni si sono arresi prima, altri hanno insistito, quasi prepotentemente, ribadendo la loro esistenza, fino a quando anche loro non sono collassati, sfiniti da quella battaglia che s’era protratta per troppo tempo.

Così, rimasto da solo, l’Uomo sta ora affrontando l’ultimo ostacolo che lo separa dal raggiungere la fine del viaggio. Sta attraversando un enorme deserto, l’ultima prova da superare per arrivare a destinazione. La siccità lo ha gettato nello sconforto: in breve tempo ha esaurito tutte le risorse di cui disponeva, eppure non si è arreso, testardo, ha continuato ad avanzare imperterrito per interi giorni ed intere notti.

Ed ora è arrivato ai piedi di quella che pare una gigantesca duna di sabbia.

Una duna talmente alta che sembra coprire il cielo, che lo ha costretto a sollevare lo sguardo dopo che, per un lungo periodo di tempo, l’Uomo ha continuato a camminare con lo sguardo basso, come se si fosse trovato in una illusione mistica. L’Uomo inizia ad arrampicarsi lungo la duna: i suoi passi affondano nella calda sabbia, che gli brucia i piedi. È tornato parzialmente cosciente, anche se ha dimenticato molte cose importanti. Non gli torneranno in mente.

Mentre continua la sua scalata, la duna diventa sempre più ripida: l’Uomo rischia svariate volte di cadere e di dover ricominciare da capo, ma non cade. In lui si è riaccesa una fiamma anticamente sopita che lo spinge ad andare avanti, ad insistere, ad affondare i pugni nella sabbia per arrampicarsi, a lacerarsi i lembi delle vesti che sfregano violentemente contro la struttura dell’altura. L’Uomo ansima: sta usando le sue ultime forze, ormai ha raggiunto la cima. Nessun pensiero lo sfiora quando scopre che, nascosta sotto uno spesso strato di sabbia, si trova della roccia. Sta scalando una montagna, sommersa dal vento e dal tempo. A questo punto l’Uomo compie un’azione insolita. Poco prima di raggiungere la sommità, infatti, si gira per un attimo e si guarda indietro. Senza saperlo, ha scalato la montagna più alta del mondo.

E inizia a provare una sensazione nuova, un misto di paura e curiosità, si sente pervadere dalla determinazione e la voglia di scoprire cosa ci sia sopra la montagna.

Ma quando raggiunge la sommità, non trova niente.

L’Uomo si alza, guarda disperato il panorama che si stende di fronte ai propri occhi, ma non riesce a vedere niente, solo lande desertiche che si prolungano all’orizzonte. Si volta, e con terrore scopre che anche dietro di sé il deserto domina. È in questo momento che crolla in ginocchio, in preda alla disperazione. Le sue mani si scottano a contatto con la roccia rovente, ma l’Uomo è troppo preso dal proprio pensiero per avvertire il dolore fisico. Nella sua testa rimbombano domande che oramai non possono più trovare una risposta. Soprattutto una di esse lo incalza, persistente:

Dopo tutto questo tempo passato a spingersi oltre i propri limiti, dopo tutte le persone, le piante e gli animali che abbiamo sacrificato per la ricerca di un “progresso”, ora che sei rimasto solo, in cima a questa montagna dove puoi scorgere che tutto è perduto; dimmi, ne è valsa la pena?

Quando trova la risposta, l’Uomo sta per perdere le ultime forze: mentre cade a terra, una lacrima scende dal suo occhio destro, ma si secca ancor prima di raggiungere la sua guancia, uccisa dal sole cocente.