Certe cose, per essere magiche, devono per forza accadere di notte.
La notte è l’archetipo di tutte le vicende magiche. Quando scende la notte, niente è più sicuro o reale, come invece ti può apparire nelle ore di sole.
Quando la notte stende la sua oscura coperta su di noi, la sola cosa che si può fare è accettarla, e lasciarsi trasportare dalle maree di questo immenso oceano nero.
Si hanno mistiche visioni: la luce, seppure sgargiante, non riesce ad illuminare tutti gli angoli che la notte abilmente ha coperto. Non c’è via di uscita, bisogna accettarlo: di notte possono succedere tantissime cose, alcune delle quali diventeranno ricordi indelebili che conserveremo per tutta la vita. E quasi sicuramente ci chiederemo se sono accaduti veramente, tanto ci pare assurdo il contesto nel quale essi si sono manifestati.
Questa storia narra di una notte, e di un ricordo ad essa associato, al limite dell’incredibile.

Era cominciata come una serata qualsiasi. Due giovani fidanzati avevano deciso di uscire e di recarsi alla festa cittadina, una celebrazione che presentava molte bancarelle, manifestazioni e un mucchio d’altre cose tipiche delle piccole città.
Alla porta, emozionato, lui aspettava.
Lei scese, avvolta in un vestito da capogiro. Gli occhi del ragazzo brillarono quando la videro. Una visione angelica, che superava qualsiasi immaginazione o aspettativa.
Imbarazzata, la ragazza gli domandò che cosa ci fosse di strano.
Lui si riprese, e sorridendo ammise di non aver mai visto una ragazza così bella in vita sua.
Lei arrossì, e per sdebitarsi si congratulò con il ragazzo per il suo anticipo. Il tempismo non è una qualità che si trova facilmente.
Il ragazzo le porse il braccio, e lei sorridendo accettò, e insieme si avviarono verso la festa.
Una volta arrivati, il ragazzo lasciò che la fidanzata si divertisse ad osservare le bancarelle allestite, ricolme di prodotti tipici, opere artigianali e stranezze varie che attiravano solo i forestieri. Il suo sorriso rimase identico a quello che aveva sfoggiato sulla porta di casa, anche se cominciavano ad apparire delle increspature: i suoi piani per la serata non erano certamente quelli, e presto si sarebbe scoperta la vera ragione di quell’appuntamento.
Il ragazzo lasciò che lei visitasse un altro paio di allestimenti, dopodiché le propose di fare una passeggiata nel bosco lì vicino, lontano da occhi indiscreti. La presenza di troppe persone, si giustificò lui, lo metteva a disagio.
Sorridendo, la ragazza accettò.

Camminarono a lungo all’interno del bosco, e mano a mano che la vegetazione s’infittiva, i nervi della ragazza diventavano più tesi. Il ragazzo parve accorgersene, e provò a rassicurarla: non c’era nulla da temere, il ragazzo era già stato nel bosco di giorno, lo conosceva come le sue tasche; e poi c’era una cosa che lei doveva assolutamente vedere.
La ragazza si rincuorò un poco, e i due fidanzati procedettero nella loro camminata notturna.

Dopo altri minuti di cammino, alla fine, il ragazzo si arrestò. Poi si voltò verso la propria fidanzata.
«Hikoku, finalmente siamo giunti a destinazione. Ma prima…» il ragazzo, il cui nome era Kugori, guardò gli occhi profondi della propria fidanzata. «Prima… devo dirti una cosa.»
«Io ti amo.»
Passò qualche secondo di silenzio. Poi Kugori aggiunse: «E devo sapere se anche tu mi ami.»
Hikoku era rimasta sbalordita. Il fidanzato non le aveva mai detto di amarla. Inizialmente non seppe cosa rispondere, anche se, nel profondo del suo cuore, la ragazza sapeva di amarlo.
Così glielo disse: «Ti amo anche io, amore mio.»
Il viso di Kugori si illuminò di un sorriso bellissimo. Mosse qualche passo in direzione di Hikoku, poi le prese una mano e la strinse nella calda presa della sua. La ragazza arrossì lievemente: cominciò ad avvertire un tremito che le pervadeva tutto il corpo. Pensò alle foglie degli alberi che stavano nel giardino di casa sua, a tutte le forme diverse che avevano: in quel momento si immedesimò in una foglia, sognando di volare leggermente, trasportata da una leggera brezza di primavera.
Anche le dita di Kugori tremavano; il ragazzo era emozionato, lo si poteva dedurre facilmente. Inoltre, nei suoi occhi brillava una strana luce; come se il ragazzo avesse un segreto da condividere.
«Allora seguimi, amore» disse Kugori, trascinando dolcemente la compagna verso un grande albero dalle profonde radici. Sul terreno circostante erano sparse innumerevoli foglie.
«Che cosa stai facendo?» domandò incuriosita Hikoku, osservando il suo ragazzo nell’atto di inchinarsi.
«Lo ringrazio per quello che sta per donarmi» rispose lui, e subito cominciò a spostare molte delle foglie sparse intorno all’albero. Hikoku non capiva: che cosa stava facendo il suo ragazzo? Ma per educazione non disse nulla. Rimase incantata ad osservare Kugori, che continuava a spostare le foglie con gesti matematici, facendo spazio intorno a loro. Che cosa si nascondeva lì sotto?
Ben presto lo scoprì: una scalinata.
Davvero.
Si trattava di una scalinata,piuttosto malconcia, che proseguiva verso il basso, diventando sempre più buia.
«Vuoi che ti segua là sotto?» fu tutto quello che Hikoku riuscì a pronunciare.
«Sì» rispose Kugori «è il nostro destino.»
Detto ciò, il ragazzo cominciò a scendere la scalinata, sparendo nelle tenebre. Hikoku si guardò per un attimo intorno: volendo, avrebbe potuto scappare da lì. Ma non ebbe paura, quindi, seppur con poca titubanza, seguì il fidanzato lungo la scalinata.
Là sotto, nell’oscurità, Hikoku si arrestò. Non vedeva niente. Ad un certo punto la voce di Kugori la richiamò: «Prendi la mia mano, proseguiremo insieme.»
Così Hikoku allungò la mano, e trovò subito quella di Kugori.
Proseguirono insieme per un tempo indefinito, fino a quando una piccola luce si presentò davanti a loro. Mano a mano che avanzavano, la luce cresceva di dimensioni e luminosità, ingoiando le tenebre che li circondavano, fino a quando i due ragazzi uscirono dal passaggio, ed emersero in una nuova foresta.
Hikoku si guardò intorno meravigliata: la natura era ancora incontaminata, come se l’uomo non avesse mai messo piede in quel posto prima di loro. Alti alberi circondavano il paesaggio, lasciando aperto solo un sentiero verso nord. Incamminandosi lungo quel tratto di strada, i due innamorati giunsero sul lato di un fiume. Senza parlare, questo magnifico viaggio proseguì ancora, Hikoku e Kugori seguirono il fiume fino ad arrivare ad uno spettacolare laghetto.
Una piccola cascata vi si immergeva, provocando dei ristagni che si prolungavano fino ad arrivare dove i due fidanzati erano giunti. Sulla sponda di quel magico lago, Kugori cominciò a spogliarsi. Hikoku non vi badò in principiò: i suoi occhi erano letteralmente rapiti dalla magnificenza dell’acqua: ciò che la rendeva unica ed inimitabile era la sua innaturale luminosità, tanto che sembrava di trovarsi di fronte ad un lago di argento liquido. Nonostante fosse ormai notte inoltrata, ogni tratto di natura circostante era perfettamente visibile. Eppure, in quel cielo, non c’era nemmeno la Luna. Hikoku alzò gli occhi al cielo. E allora capì.
Il firmamento era ornato da stelle di incredibile bellezza. Hikoku provò a contarle, ma le fu impossibile: ogni volta che spostava gli occhi da una stella all’altra, ecco che ne spuntavano di nuove. Come un diamante che riflette la luce. Ce n’erano miliardi, e tutte avevano brillavano di una luce maestosa.
«Sono innamorati» disse la voce di Kugori.
Solo allora Hikoku si accorse che il suo fidanzato si era immerso nelle acque del lago.
«Che fai lì?» domandò la ragazza.
«Ti aspetto.»
«Prima voglio sapere cosa intendevi, con quella frase di prima.»
Kugori sorrise: «te l’ho detto, sono innamorati. All’inizio credevo che fosse una leggenda, poi ho scoperto la verità. Una stella è formata da due anime: due anime di innamorati, per la precisione. Si dice che la loro ascesa al cielo avvenga solo in notti prestabilite, ed è una grazia che il cielo dona a noi persone per vivere un’eterna felicità: fondendo la tua anima con quella della persona che ami.»
Hikoku rimase per un attimo ferma, lasciando che le parole che Kugori aveva pronunciato le entrassero fin nel profondo.
«E tu sei sicuro che questa sia la notte giusta?»
Kugori rispose con un’altra domanda: «il tuo sogno più grande è quello di vivere felice con l’amore della tua vita, giusto?»
Hikoku annuì lievemente, mentre sentiva che gli occhi le si stavano bagnando di lacrime.
«Condividiamo lo stesso sogno, e sento che questa è la notte giusta per avverarlo.»
Ci fu un altro momento di silenzio, poi Kugori aggiunse «se non l’avessi saputo anche tu, di certo non mi avresti seguito fino a qui.»
Le labbra di Hikoku si aprirono in un sorriso, mentre dal suo occhio destro scendeva una lievissima lacrima.
Quindi, senza vergogna, Hikoku si spogliò e raggiunse Kugori, al centro del lago. Non sentì freddo, ma solo il calore dell’amore che provava. Nemmeno si accorse che l’acqua era diventata ancora più luminosa. Nuotò con grazia, fino a raggiungere l’amato, che la strinse a sé con le braccia e con il proprio corpo.
Le ultime parole che pronunciarono i due giovani amanti furono pronunciate all’unisono:
«Ti amo, per sempre.»

L’acqua che li avvolgeva diventò sempre più luminosa mentre Kugori e Hikoku si univano; così anche le stelle aumentarono la loro luminosità, fino a quando il cielo e la terra diventarono una cosa sola, abbagliante e magnifica. E così diventarono anche i due innamorati.

***

Nel frattempo, la festa cittadina era giunta al termine. Come prevedeva l’usanza, vennero sparati nel cielo i fuochi d’artificio. La gente del paese sorrideva, contenta.
Accadde proprio quando le ultime nubi si furono diradate: la gente del paese rimase a bocca aperta, poiché nel cielo era nata una nuova stella. Era di un colore azzurro chiaro, ma luminosissima. La chiamarono Stella di Settembre, e tutti cominciarono a riconoscerla nel firmamento.
Da allora quella stella rimase nel cielo ed osservò la terra, splendendo insieme alle altre anime di innamorati come Hikoku e Kugori, che vissero nell’eterna felicità.