In quel tempo senza età, nel quale tutte le giornate si susseguivano sempre alla stessa maniera, viveva un ragazzo che osservava il cielo. La città nella quale viveva non era caotica, ma nemmeno deserta. In una parola, statica. Se si saliva sulla collina a nord del paese – cosa che il ragazzo faceva sovente – e si guardava il paesaggio sottostante, sembrava di avere di fronte un’istantanea perpetua. Bellissima, ma noiosa.
La particolarità più eclatante di quel posto era indubbiamente il cielo. Il sole sorgeva ogni giorno alla stessa ora, e ogni sera tramontava con una solita, innaturale frequenza. Non esistevano le stagioni in quel posto. Le notti erano senza stelle, e nessuno aveva mai visto un fenomeno atmosferico diverso da quello soleggiato. Su quel cielo non era mai apparsa una nuvola. Sembrava che l’intera città fosse vittima di un incantesimo. Il ragazzo pensava che si trattasse di una maledizione antica.
“Mi è stato insegnato che tutti esistiamo per un motivo, e tutti abbiamo una missione; la mia sarà quella di portare in questo posto la pioggia” si giurava, mentre stava seduto sulla secca erba della collina.

Un giorno, mentre il ragazzo stava raggiungendo la sommità della collina, accadde qualcosa d’inaspettato e insolito. Lungo la stretta stradina che stava percorrendo, infatti, sopra alcuni sassi roventi stava un cappello di paglia molto semplice. Il ragazzo si guardò intorno, poi raccolse il cappello. Verso la fine del sentiero c’era solo una casa: probabilmente ci viveva l’ultima famiglia di contadini rimasta attiva nella città. L’agricoltura non era di certo la pratica più utilizzata, nonostante l’enormità di campi disponibili sul colle. L’erba che lo circondava aveva un aspetto giallastro e malandato; “la collina sta morendo”, pensò il ragazzo.
Si avvicinò alla casa, reggendo il cappello in mano. Provò a bussare, ma notò che la porta era aperta: s’addentrò nella casa. L’abitazione era relativamente povera; quattro stanze senza porta, di cui una era la cucina. Proprio da quest’ultima provenivano dei rumori. Il ragazzo si fermò sulla soglia, poi cercò di presentarsi, ma le parole gli sfuggirono di bocca quando la vide. Davanti a lui, tra gusci di uova e sacchi di farina, c’era la più bella ragazza che egli avesse mai visto.
La ragazza girò lo sguardo: i suoi profondi occhi fecero mancare un battito al cuore del ragazzo; quell’occhiata penetrò la sua anima come una freccia, scagliata dal migliore dei cecchini.
Fu amore a prima vista, per tutti e due. Grazie a quel cappello, perso per strada dalla ragazza, i loro destini si erano finalmente incontrati.
I due ragazzi cominciarono a frequentarsi. Il ragazzo saliva e scendeva la collina ogni giorno, ma non accusava nessun sintomo di stanchezza. La ragazza gli indicava i migliori posti della cima, dove entrambi potevano avere una migliore visuale del panorama. Il ragazzo che osservava il cielo ora guardava il mondo con occhi diversi. In cuor suo sapeva che il merito di quel cambiamento era da attribuire alla ragazza. Un giorno, mentre i due osservavano il profondo cielo senza nuvole e la loro vista si perdeva in quell’immensità monocromatica, il ragazzo decise di confessare il proprio amore alla ragazza, che prontamente gli confermò il reciproco sentimento. Quello fu il giorno del loro primo bacio. I due giovani provarono un’emozione fino ad allora mai sperimentata.
Il giorno dopo, sopra la collina era apparsa una piccola nuvola.
Quando la vide, la ragazza pianse di gioia: se avesse piovuto, la vita sarebbe rifiorita su quel colle. Il ragazzo sorrise allegro: finalmente aveva capito come riportare la pioggia sopra quella città. Dal vetro splendente della una finestra di una lussureggiante villa, una faccia sinistra imprecò.
Passarono i giorni, e l’amore tra i due giovani cresceva a dismisura. Il ragazzo aiutava la fidanzata nelle faccende quotidiane, e lei lo ripagava con pazienza e dolci sfornati dalla sua piccola casa. Nel frattempo, nel cielo le nuvole continuavano a moltiplicarsi.
Il ragazzo regalava una felicità senza pari alla fidanzata, un sentimento che lei aveva solo a sprazzi assaporato. Intanto, la collina restava ogni giorno di più all’ombra: il paesaggio arido cominciava finalmente a trovare un meritato riposo, e ringraziava. Dalla città, invece, la faccia sinistra tramava nell’ombra.
Che cosa potevano significare quelle nuvole? E se alla fine la pioggia fosse caduta? Che cosa sarebbe cambiato? La ragazza se lo chiedeva spesso.
Un giorno, durante un picnic nell’ombra della collina, la ragazza pose questi interrogativi al fidanzato. Ma la sua risposta fu vaga, o per meglio dire, visionaria.
«Quando si provano emozioni forti, si vive.»
La ragazza restò in silenzio a guardarlo, mentre i suoi capelli venivano mossi da una folata di vento (un’altra novità recente). Decise di non approfondire il discorso. “Quando sarà il momento giusto, capirò” si disse.
Quel momento giunse presto.
Le nuvole, in principio bianche come il latte, col passare dei giorni diventarono sempre più nere. Erano cariche di pioggia. La ragazza si chiese quanto tempo sarebbe passato prima che il cielo avesse lasciato cadere le prime gocce.
Come ogni mattina, la ragazza uscì di casa per recarsi al vicino pozzo: l’acqua ormai era esaurita, sarebbe bastata per altri tre giorni appena… “speriamo che piova presto” pensò.
C’era qualcosa di strano, nell’aria. La ragazza stava aspettando il fidanzato, ma questi tardava ad arrivare. Strano, per uno sempre puntuale…
Arrivò molto dopo, di corsa, stremato.
Negli occhi, un terrore che la ragazza non gli aveva mai visto.
Cos’era successo?
«Nasconditi, presto!» le disse, sbrigativo.
Non ci fu il tempo per chiedere perché.
La ragazza obbedì, e si nascose nel piccolo giardino sul retro della casa. Il ragazzo, invece, guardava il sentiero. Un uomo, lo stesso che aveva osservato le nuvole dalla lussuosa villa, stava arrivando.
«Che cosa vuoi da me?» gli urlò il ragazzo, adirato.
L’uomo, arrabbiato, cominciò il suo discorso: «so che sei tu il responsabile di quelle nuvole. Non so come tu abbia fatto a crearle, ma ti ordino subito di smettere. Hai idea di quanto spaventata sia la nostra gente? Non sono ancora pronti per la pioggia… non hai idea del caos che potresti creare, se solo una goccia cadesse da quelle maledette nuvole!»
Il ragazzo lo guardò, cercando di pensare.
«Dimmi» concluse infine «di che cosa hai paura? È il cambiamento? È questo che ti spaventa?»
L’uomo non rispose: si limitò ad imprecare, a borbottare che il ragazzo non capiva, e scese la collina; apparentemente, aveva lasciato perdere.
«Ne pagherai le conseguenze» disse come ultima frase.
La ragazza, che aveva sentito tutto ed era rimasta nascosta fino a quel momento, uscì dal nascondiglio e si gettò tra le braccia del fidanzato. Era molto preoccupata.
«Non temere» le sorrise il ragazzo «non temere, perché ho trovato la tua missione.»
La ragazza lo guardò senza capire.
«Tempo fa, prima d’incontrarti, venivo su questa collina e mi sedevo a guardare il paesaggio. Afflitto dalla monotonia, giurai a me stesso che avrei portato la pioggia in questo posto. Ebbene, oggi la mia missione è completata; la pioggia è arrivata. La tua missione, per quanto assurda ti possa sembrare, sarà quella di farla cadere.»
I due giovani amanti restarono abbracciati per un altro po’. Successivamente, il ragazzo si staccò e cominciò a scendere la collina, anche se la ragazza lo aveva pregato di non farlo.
«Ti uccideranno» gli aveva detto, con le lacrime agli occhi.
«Forse» sdrammatizzò lui «se non tornerò domani mattina, vorrà dire che avevi ragione tu. Ma fino a domani, ti prego, qualunque cosa accada, non ti muovere da quassù.»
E la ragazza, anche in questo caso, obbedì.

Come si poteva facilmente prevedere, quella notte il ragazzo venne assalito dall’uomo della villa. Colpito a morte, il ragazzo era sul punto di spirare, ma non una traccia di sofferenza lacerava il suo volto. Questa cosa lasciò allibito l’uomo.
“Non importa – pensò – l’importante è che ora sia morto. Le nuvole le ha evocate lui: adesso che é morto, sicuramente spariranno.”
Il giorno dopo, il cielo era completamente coperto da nuvole nere.
La ragazza si svegliò di soprassalto. Quello che aveva sentito era davvero… un tuono?
Poi i pensieri ritornarono al ragazzo: che fosse già arrivato?
Uscì di corsa fuori dalla piccola casa. La ragazza si guardò intorno e sbiancò: tutta la vallata era sormontata da imponenti nuvoloni. Inoltre, il vento soffiava con una ferocia inaudita. Ma la ragazza non ci faceva tanto caso. I suoi pensieri erano rivolti al fidanzato, che ancora non si vedeva. La ragazza guardò il sentiero, cercando di intravederlo, di scorgere ancora una volta i suoi bei lineamenti… ma fu tutto vano.
Allora, come un fulmine a ciel sereno, la sua mente capì.
Il suo amato non sarebbe più tornato.
In quel momento il cuore della ragazza entrò in simbiosi con la carica delle nuvole sopra di lei. Ogni battito che mandava il suo cuore rendeva più instabile la condizione atmosferica. La ragazza cadde in ginocchio, le mani tremanti, il respiro corto e strozzato.
Sentiva le lacrime salire, giacere sul lato inferiore delle pupille, pronte per essere versate…
La ragazza cominciò a piangere, singhiozzando.
Ma qualcosa accadde proprio in quel momento.
Vari rumori, sparsi lungo il prato, cominciarono a diffondersi sempre più copiosamente.
La ragazza sollevò lo sguardo, incredula. Ora aveva il viso rivolto verso il cielo. In un attimo, sul suo viso correvano due tipi di lacrime: quelle calde, versate dai propri occhi, e quelle fredde che cadevano dal cielo.
La pioggia!

Il petricor si propagava esponenzialmente lungo tutta la vallata. L’uomo che aveva ucciso il ragazzo, livido di rabbia, cominciò a correre verso la collina, mentre gli altri abitanti della città si guardavano intorno, spaesati.
L’uomo corse con tutta la forza che possedeva: ma la collina gli sembrava sempre più distante. Finalmente arrivò al sentiero: cominciò a salirlo, ma dopo pochi passi scivolò.
Imprecando, l’uomo provò a rialzarsi, ma cadde di nuovo.
Si guardò intorno: dovunque guardasse, la terra era diventata fangosa e difficile d’attraversare. Era come se fosse finito… sul letto di un vecchio fiume.
D’un tratto un grande fragore emerse da dietro le sue orecchie. La pioggia, cadendo copiosamente, aveva riempito il bacino idrico dell’antico fiume che una volta tagliava in due la città. Ora quel fiume si stava riempiendo di nuovo.
L’uomo, intrappolato nella vischiosità del terreno, venne travolto senza pietà dalla potenza del fiume.

La pioggia andava via via esaurendosi. La ragazza, stesa sul prato fradicio della collina, guardava il cielo.
E sorrideva, perché finalmente aveva capito.
Due nuvole spostate dal vento si stavano distaccando. In mezzo ad esse apparvero dei piccoli raggi di sole. La ragazza, respirando profondamente, chiuse gli occhi, viaggiando con la mente e riprendendo le parole del suo amato:
«Quando si provano emozioni forti, si vive.»